18 dicembre 2011

Il Robottone Autarchico

Come sarebbe il comicdom / animeverse se il fascismo fosse durato sino ai giorni nostri? Ovvero, in condizioni di autarchia, ove i nostri giovani virgulti d'uomini avessero voluto avvicinarsi a quelle che sono le mode degli sciovinisti americani e piccoli, gialli quindi inferiori giapponesi? Per rendere onore e gloria al fulgido impero fassista?
Scusate, quando parlo di fascismo mi si accende lo switch "fascisti su marte" e in testa mia sento la vocina dell'Istituto Luce che sobilla termini aulici e altisonanti. Dicevo?
Tutto ha avuto inizio iersera, zappando sui vari canali che lo scarno bouquet in chiaro del DGTV ci offre; con la mia consorte siamo capitati su RAI Storia, e ci ha fagocitato un turbine di giovani balilla e giovani fanciulle del fascio, con ode al Duce, gloria all'Impero, passo dell'oca, libri per bambini inneggianti a punizioni corporali, giovinette regine di casa, famiglie numerose, eia eia alalà.
Abbiamo digerito le immagini viste per tutta la notte, con alterni risultati; la moglie ha infatti mixato le informazioni assorbite creando oniricamente una versione di College fascista, notevole esempio di come i neuroni ricombinati durante la notte offrano nuove e interessanti visioni di orrori che neanche i più sadici aguzzini potrebbero propinarvi (personalmente odiavo College, il ciccio rosso di Forum mi sta sul culo a pressione). Io ho rimescolato un "What if?" di proporzioni...imperiali.

Immaginate l'Impero Fascista che, riuscendo a scavalcare alcuni dei più clamorosi errori di percorso (guerra, colonialismo, idiozia) fosse riuscito a raggiungere i giorni nostri - o, quantomeno, i primi anni 80. Con tutto il carico di energica spazzatura importata che quegli anni e i precedenti son riusciti a regalarci: i robottoni giapponesi! I supereroi! Il punk! L'hip hop! E tutte queste cose si sarebbero arenate ai confini della nostra bella nazione, per non turbare gli animi dei giovinetti italici durante la loro crescita interiore, forgiati dalla mano dell'ONB e del MINCULPOP.

O forse, non potendo evitare l'arrivo di queste anche solo per vie traverse, avrebbe dovuto ingegnarsi per offrire alle nostre spongiformi imberbi intelligenze delle alternative valide ai modelli di importazione, forgiate dalle nostre migliori menti creative per contrastare i Koji Kabuto del Sol Levante, i Clark Kent d'oltreoceano, i Johnny Rotten d'Oltremanica, i qualcosa d'oltrequalcosaltro.

Avremmo quindi avuto questo.
Avete davanti IMPERIUM! Il primo e unico robottone autarchico. O per meglio dire A.G.I.L.E., Automa del Grande Impero Leale e Energico. Automa, non robottone, cosa sono queste mollezze esterofile? Già, e ricordatevi pure che tutto ha un suo acronimo! La M  di Mussolini sul petto irradia la luce dell'italica giustizia per sconfiggere i nemici, l'elmo protegge il pilota, tenero virgulto, il fascio littorio punisce i poveretti che osano opporsi a noi. Fascio che, ovviamente,
parte con tutto il pugno per elargire la giusta dose di olio di ricino cibernetico all'invasore. Da notare il pacco in bella evidenza del nostro Automa: egli è un vero fascista, e quando troverà una bella Autometta non esiterà a dare al nostro Impero tanti piccoli automini, grazie alla possanza del suo meccanico cyberfallo.
Ovviamente il pilota avrà un ruolo fondamentale nello svolgimento della storia, e per favorire l'immedesimarsi dei piccoli avidi telespettatori avrà le fattezze dell'intrepido Balilla, che farà polpette degli effeminati che oseranno opporglisi
eccovelo qua. Le avventure della compagine di eroi, coadiuvati come nella migliore nagaiana tradizione da piccoli comprimari pilotanti mezzi corazzati Ansaldo, si svolgono fra battaglie e gozzoviglie, con camerateschi scherzi alle ragazze (Venusia è un automa con la ramazza che pulisce l'hangar e aspetta il ritorno del suo eroe, mica partecipa! Le donne fasciste a casa a lavorare!) e divertenti siparietti comici con vittima l'ottuso bolscevico.

Mi sta già diventando duro, ma che dico! Ferreo, siderurgico. Giù la testa, amico: abbiamo solo iniziato.

Che dire di RIBALDO, il supereroe autarchico? L'unico senza un'identità segreta! Un fascista non si nasconde dietro una maschera, non teme i nemici come quelle mammolette dei Marvel/DC. Gli fanno una sega! Lui elargisce pugni e manganellate come fossero confetti, ribalta i malvagi e col potere dell'olio di ricino li rimette sulla retta via. Una camicia nera col mantello, più duro dell'acciaio, forte come un treno, veloce come un lampo, furbo come un incudine. Il pugno è un calcio di cavallo che rimette sui binari anche il più sciagurato mangiabambini. Con la spalla di Arrigo Guardalmare, giovane balilla che blablabla (avete capito, tanto, serve ai piccoli per immedesimarsi).

Il Rock sarebbe il RoccioSuono. Il Punk perderebbe le proprie connotazioni sinistrorse fuoriuscite dai centri sociali e diverrebbe il Maramaldo. L'hip hop non ci sarebbe proprio, ma forse il RimaRitmata avrebbe un futuro.

E la sera, tutti a guardare i telefilms, pardon: sceneggiati, autarchici. Per sconfiggere i CSI, NCIS, JAG e compagnia bella abbiamo VERGA! perché CAZZO era difficile trovare un acronimo per le due Z, ma serviva un nome forte. Veri Elementi Recanti Giustizia Alalà. Dove il carismatico capo fascista Piero Passalmonte risolve i casi solo guardando il cadavere. Si gira, indica il colpevole, e immediatamente sa che è lui: un fascista non sbaglia mai. E la sua squadra (nell'accezione fascista del termine, s'intende) infligge prontamente una dose abbondante di manganellate al malcapitato. Dopodichè il capo si ritira a casa a dare alla moglie un nuovo pargolo fascista da tenere in forno. Totale dell'episodio: sei minuti e trentadue secondi, di cui cinque di pestaggio e uno di coito. Perchè il vero fascista non fa sesso per piacer suo, ma per dare figli alla patria.

Sento già i nostalgici che si masturbano con italico vigore su queste folli idee.

13 novembre 2011

E Piazzale Loreto, No, Eh? Vi Siete Cagati All' Ultimo?

Oggi è il giorno che chiude un ventennio, uno dei tanti della nostra storia. E il pensiero va al momento in cui tutto cominciò. Era il 26 gennaio 1994, un mercoledì. Quando, alle cinque e mezzo del pomeriggio, il Tg4 di Emilio Fede trasmise in anteprima la videocassetta della Discesa In Campo. La mossa geniale fu di presentarsi alla Nazione non come un candidato agli esordi, ma come un presidente già in carica. La libreria finta, i fogli bianchi fra le mani (in realtà leggeva da un rullo), il collant sopra la cinepresa per scaldare l’immagine, la scrivania con gli argenti lucidati e le foto dei familiari girate a favore di telecamera, nemmeno un centimetro lasciato al caso o al buongusto. E poi il discorso, limato fino alla nausea per ottenere un senso rassicurante di vuoto: «Crediamo in un’Italia più prospera e serena, più moderna ed efficiente… Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano». Era la televendita di un sogno a cui molti italiani hanno creduto in buona fede per mancanza di filtri critici o semplicemente di alternative. Allora nessuno poteva sapere che il set era stato allestito in un angolo del parco di Macherio, durante i lavori di ristrutturazione della villa. C’erano ruspe, sacchi di cemento e tanta polvere, intorno a quel sipario di cartone. Se la telecamera avesse allargato il campo, avrebbe inquadrato delle macerie.
Oggi è il giorno in cui il set viene smontato. Restano le macerie. La pausa pubblicitaria è finita. È tempo di costruire davvero.

Buonanotte - Massimo Gramellini - LASTAMPA.it

14 ottobre 2011

Ma vaffanculo!

Mi fai un'insegna uguale a questa, ma la scritta diversa, il fondo togli Barcellona e ci metti sant'antioco, togli la barca e ci metti un ciu. MA NO DOVEVI FARLA UGUALE! Che perdi tempo a cercare documentazione fotografica? Infatti notoriamente La segrada familia é sul lungomare Colombo. Credo di sbagliare qualcosa a riguardo... Mah.

13 luglio 2011

sei anni da allora

“Negli ultimi sei anni mi sono trovato di fronte molte coppie con problemi di fertilità risolvibili con gli strumenti vietati dalla legge 40: la gran parte aveva disertato le urne ai referendum del 12 e 13 giugno 2005, a quei tempi non avevano ancora deciso di avere un bambino e probabilmente non immaginavano sarebbe stato un problema. Ho seri dubbi nel credere che oggi sarebbero disposti a porsi il problema del testamento biologico: probabilmente aspettano di trovarsi in stato vegetativo permanente, con un sondino infilato a forza nello stomaco, per farsi sensibili al diritto di autodeterminazione e lì scoprire che glielo avevano tolto nel 2011, mentre erano distratti dalla voglia di avere un figlio.”